Un reportage tratto dal mio viaggio-racconto in Palestina è stato pubblicato nel numero 33 di Witness Journal.
Attraverso il muro di Bruno Bonisiol
Una serie di scatti “rubati” ai checkpoint del muro di 700 km costruito dagli israeliani per chiudere i territori palestinesi della Cisgiordania. Un ulteriore devastante aggravamento per le condizioni di vita di migliaia di palestinesi, costretti a code e controlli continui per qualsiasi atto di vita quotidiana.
Witness Journal è un magazine di informazione e fotografia davvero nuovo. Distribuito gratuitamente via Internet, Witness Journal racconta attraverso le immagini di fotografi, professionisti e appassionati, storie piccole e grandi.
La fortuna è cieca. ma la sfiga ci vede benissimo.
partendo da questa constatazione, qualche anno fa, per farmi assumere da un’agenzia ho mandato questa lettera di presentazione.
la famigerata Lettera Del Copywriter Portafortuna.
una mattina qualunque l’amministratore delegato di un’agenzia l’ha aperta sul suo desktop…
La lettera del copywriter portafortuna riesce a catturare l’attenzione del manager mentre è occupato in importanti attività di businness,
correva l’anno di grazia 2004 e la fortuna non girava dalla mia parte, in compenso avevo sfiga da vendere ed ero pronto a donarla tutta a chi non mi avesse dato retta.
volete sapere come è andata? il Sig. egregio Amministratore non mi ha nemmeno risposto.
Un Malcolm X de noialtri, Renato ha scelto di annullare la propria identità, abbracciare la propria diversità e farne una nuova vita, tutta da costruire. E’ la prova che una parola, un nome, forse non può cambiare il mondo. Ma può cambiare una vita.
Non è facile essere accettati per quello che siamo (o crediamo di essere). Al lavoro, in famiglia, al supermarket…
Continua il nostro viaggio alla ricerca del brand anzi del Lovebrand per eccellenza, la lezione di Virgin è chiara ci sono marche che possono rivendere qualsiasi cosa, anche mia zia, ribrandizzandola. Virgin Zia
Rimanendo in tema volevo dirvi che in settimana mia zia sarà operata ai calcoli da Tom Ford, si, certo, lo stilista, regista (e ora anche chirurgo). D’altronde quando un nome è credibile può fare qualsiasi cosa, anche un film bello e noioso.
Quindi dopo Emozioni® proviamo a sparare veramente alto (sparare si fa per dire)
Qual è è il brand universale per eccellenza? Quello con tutti gli attributi? Avente il dono dell’ubiquità?
Si, è proprio Lui, infatti…
che mondo sarebbe senza DIO®?
DIO® lava più bianco
DIO® smacchia a fondo senza strap!
DIO®. Contro il logorio della vita moderna
DIO®. La bellezza non basta
Toglietemi tutto ma non il mio DIO®
io? DIO®
DIO®. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo
DIO®. Sapore vero
se c’è la goccia è DIO®
DIO®. Più latte meno cacao
DIO®. Provare per credere
DIO®. Per chi non si accontenta
DIO® c’è
DIO®. Sounds good
DIO®. True
Christian DIO® (la moda non ama i payoff, Dio nemmeno)
Ci sono idee che camminano a fatica sulle proprie gambe (a volte hanno le gambe corte) e idee che rotolano per il mondo e non si fermano più . gli americani le chiamerebbero Ideas Made to Stick. fatte per attaccarsi e restare nel tempo.
I fratelli Heath individuano dei fattori che uniscono tutto le idee più appiccicose in circolazione, che si tratti di prodotti, invenzioni, religioni, notizie o leggende metropolitane. su queste ultime gli autori si spendono un bel po’ perchè anche le balle più colossali che per definizione dovrebbero avere le gambe corte, possono arrivare lontano, molto lontano. come il cadavere carbonizzato di un sub in cima ad un albero, oppure la storia Buon Samaritano: un uomo si ferma ad aiutare un tizio che sta cambiando una ruota bucata e non sa che quell’uomo è Donald Trump (o Bill Gates a seconda delle versioni). Lo scopre solo una settimana quando gli viene recapitato a casa un assegno da 10.000 dollari come ricompensa. Sono solo due delle leggende metropolitane di maggior successo. il fatto che siano storie false (o vere?) e’ secondario. che cosa la fa funzionare ?
Caratteristiche che secondo i frattelli Heath accomunano tutte le idee, le storie, gli oggetti che funzionano.
Un altro esempio stupefacente è questo: (una storia vera che sembra finta)
La scuola di copertoni costruita in territorio Israelo-Palestinese dal mio amico Valerio e gli altri architetti dell’Università di Pavia in collaborazione con ONG vento di terra.
SEMPLICE
è una scuola fatta di copertoni usati e fango. fine.
UNEXPECTED
avete mai visto una scuola così? non credo.
CONCRETA
la puoi toccare. io ci sono stato. si sta pure freschi. è talmente concreta che ora il governo israeliano vorrebbe abbatterla ma non sa come fare (un edificio in gomma e fango non è assimilabile ad uno in muratura e quindi rappresenta un caso legale complesso)
CREDIBILE
c’è una scuola dentro, ogni giorno alunni e maestre, la preside, la bidella che suona la campanella, più credibile di così!
EMOZIONALE
I bambini stessi hanno collaborato alla costruzione di qualcosa di magico. la scuola è diventata una case history architettonica, legale e politica
STORYTELLABLE
E’ raccontabile, è una storia virale, ne hanno parlato Aljazeera, la CNN, Famiglia Cristiana, il Corriere, Haretz, etc… niente di più semplice perché questa è una storia che si racconta da sola.
“Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia” (W. Shakespear)
Avevamo scritto qui di una visione avuta un pomeriggio di settembre all’aeroporto Ben Gurion di Telaviv. è possibile per una nazione che non esiste riuscire ad avere una propria compagnia di bandiera? mentre Alitalia e gli altri se la passano male e le “bandiere” si ammainano per far posto ai gratta e vinci di Ryan Air,
per il popolo palestinese questo è un sogno che può rappresentare… un sogno.
ma ecco che a volte la realtà supera l’immaginazione. Martina da Ramallah, mi ha mandato questo messaggio:
Brrr, incredible but true! You would not believe it but Palestinian Airlines really existed!!! This is a picture I took in Gaza a month ago. And I had to post it here! Apparently they worked for some time after the Oslo Accord flying from Gaza to Cairo…when reality surpassess (or better takes it over? please English mother tongue correct) Imagination…
Ahmed VS Withings per il titolo dei Pesi Duri. un duello nel segno della Bilancia, un segno dei tempi che corrono, e dove corrono? e se corrono perché non perdono peso?
Il confronto è uno di quelli in grado di segnare un’epoca, questa. in mezzo trai due contendenti c’è il digital divide di cui si parla tanto.
Da una parte c’è AHMED , Siria, il bambino con la bilancia che in cambio di uno spicciolo ti pesa in giro per le strade di Damasco, una delle scoperte più strambe che ho fatto durante il mio ultimo peregrinaggio in Medioriente, una professione vera è propria quella del ragazzo pesapersone che sembrerebbe insostituibile.
Dall’altra parte ecco WITHINGS, USA, la bilancia collegata ad internet, da oggi tutti potranno sapere il tuo peso in tempo reale, su tutti i social network. d’altronde chi non è interessato a sapere se hai appena preso un kilo andando a pranzo dalla zia? Un esempio? Ecco come se la passa Markus, sotto natale ha preso 5 chili. Chi é markus? E che cazzo ne so? Però lui ci tiene tanto a condividere i cazzi propri.
Chi vincerà? e se Ahmed si procurasse una withings e per qualche sterlina in più fornisse anche il servizio di pubblicazione su twitter?
la gente non ha voglia di pensare cose negative, la gente ha voglia di godersi le vacanze estive…
figurarsi chisse ne frega del Darfur. come si fa a rendere interessante il Darfur?
un trucco: titolando l’articolo “Sulle tracce di George Clooney” e poi… tac! a sorpresa si parla di bambini soldato. un articolista del NYT ha usato (furbescamente) il principio dei TAG, le parole chiave alla base del web 2.0. che ci aiutano a trovare quello che stiamo cercando. ma ecco che basta inserire un TAG “fuori luogo” per creare il collegamento altrimenti impossibile tra una star di hollywood e un bambino senza nome destinato alla macelleria bellica.
per non parlare del pakistan. chi se lo incula? un giornalista spagnolo ha titolato il suo articolo sulla guerra civile nel paese asiatico “Sexo, Clooney y Berlusconi”. un’altra imboscaTAG di dubbio gusto. ma se il titolo fosse stato “Pakistàn al borde de una matanza” certo, non saremmo qui a parlarne.
e dei problemi italiani? come si fa parlarne? parliamo d’altro. meno male che c’è Carla Bruni. un tag che ci collega all’allegro mondo del gossip.
Simone Cristicchi è un furbone 2.0, le sue canzoni sfruttano la notorietà del VIP di turno, taggandolo nel testo, ma poi parlano di tutt’altro (la dura legge dello show business, la situazione dell’informazione in Italia etc…)
in Francia però si sono offesi e in Italia qualcuno non l’ha capita.
quando il tag indica la luna, lo stolto guarda il tag.
Chi vuol essere miliardario. marzo 2001. la concorrente sbaglia la risposta finale e vince 1000000000 di lire…
Los Angeles 1958. Un ragazzo si getta dal tetto di un palazzo mentre solo tre piani più in basso sua padre e sua madre stanno litigando, la donna prende il fucile e inavvertitamente parte un colpo che colpisce il figlio proprio mentre sfreccia in volo davanti alla finestra e lo uccide. Se non fosse stato per il proiettile del fucile (che tra l’altro lui stesso aveva caricato) pochi metri più in basso una tenda gli avrebbe salvato la vita…
E’ omicidio? E’ suicidio? Chi è stato?
per approfondimenti teorici sull’importanza del caso nella vita e nei fenomeni sociali ed economici (thanks Giovanna per la segnalazione!)