Se non hai provato Emozioni® , non hai provato niente.
Che mondo sarebbe senza Emozioni®?
Cosa vuoi di più dalla vita? Emozioni®.
Emozioni®. Per l’uomo che non deve chiedere mai.
Emozioni®. Basta la parola.
E’ la storia di un rabbino che sta mediando per risolvere un contenzioso tra due abitanti del villaggio:
Il denunciante, Hitzak, si lamenta perchè le capre del vicino gli calpestano il terreno.
“mi rovinano il campo, non è giusto”
“hai ragione” risponde il rabbino
interviene Samuel, il padrone delle capre:
“ehi, ma il fiume sta oltre il suo campo e il mio bestiame deve arrivare all’acqua altrimenti muore di sete, è un mio diritto sancito dalle scritture”
e il rabbino replica “anche tu hai ragione”
La signora delle pulizie che sta spolverando nei dintorni ha ascoltato il dibattimento e non riesce trattenere lo stupore: “ma rabbino, insomma! non possono avere ragione tutti e due!”
e il rabbino “anche tu hai ragione”
Questa storia ci dice due cose importanti.
PRIMO INSEGNAMENTO: Il principio di non contraddizione di Aristotele è più facile da spiegare attraverso una barzelletta
Ed è il motivo per cui Thomas Cathcart e Daniel Klein hanno usato questa e molte altre storie divertenti per confezionare uno dei saggi di filosofia più fichi di tutti i tempi: Plato and a Platypus walk into a bar. Understanding Philosophy through jokes.
Gli autori pescano attingono in modo spettacolare alla tradizione dell’umorismo ebraico (e non) confezionando un libro che potrebbe salvare gli studenti dall’abruttimento. Perché la filosofia è una cosa da ridere. e quindi terribilmente seria.
SECONDO INSEGNAMENTO: se credi che un rabbino possa risolvere i tuoi problemi ti sbagli di brutto.
E questo è uno dei punti chiave di A serious man, l’ultimo film dei favolosi fratelli Cohen. Credo. Perché mi sono addormentato due volte durante la proiezione. Per cui non saprei dirvi se mi è piaciuto.
Disclaimer: Quello che è successo è grave, girare per strada senza essere menati è un diritto di qualsiasi cittadino. ne più ne meno. detto questo, non è di sicurezza o di violenza politica (o apolitica) che mi interessa scrivere stasera.
Quello che è successo ieri mi interessa per altri motivi. Mi interessa la faccia di Silvio Berlusconi. Il volto di Berlusconi è lo spazio stesso di un discorso, un po’ come lo erano le torri gemelle per gli States, colpirle è stato mettere il dito nell’occhio, a prescindere dai morti, dalla distruzione, ma il simbolismo ha di nuovo surclassato la materialità della tragedia. 3000 morti nel centro di Chicago erano un’altra cosa. Così sarebbe stato se il volto sanguinante fosse stato quello morbido e decadente di Prodi.
Il volto di Berlusconi, è tutta un’altra cosa, così ricco di tratti semantici è denso di significati culturali: la sua faccia non è solo un organo, di naturale ormai c’è poco, bensì è una affermazione politica, è il volto dell’Italia, o di come si vorrebbe che fosse. Un territorio in naturale decadimento, sventrato e ricostruito ad arte dall’intervento dell’uomo. Colpirlo e danneggiarlo come è stato fatto è equiparabile a un atto di terrorismo , è un gesto di grande violenza anche comunicativa. Non so quanto l’attentatore ne fosse cosciente, forse voleva solo provocare del dolore fisico o scaricare una sua frustrazione personale o diventare famoso e finire in televisione, questo non lo sappiamo ancora e in fondo non mi interessa per niente. Sono gli effetti che contano, non le intenzioni. Allo stesso tempo non mi interessa ragionare sulle misure di sicurezza, sul problema del disagio sociale, sul clima politico di odio, sulla gestione delle sicurezza in occasione di eventi pubblici e nemmeno sul fatto che sia bene legittimare una identificazione in scala 1:1 tra Berlusconi e l’Italia intera. E’ però indubbio che questa identificazione a tutt’oggi esiste e funziona per la maggioranza degli italiani. “chi è contro di me è contro l’Italia” “fermando me si ferma l’Italia”, “danneggiando me si vuole danneggiare l’immagine dell’Italia nel mondo” etc… La faccia di berlusconi è un oggetto sociale. non è un caso che il PDL si identifichi di fatto con Berlusconi e con la sua faccia. che sia bastato salire sul famoso predellino e metterci la faccia, metterla fuori da uno studio televisivo, per la strada, per cambiare il corso di una storia politica che sembrava ormai finita.
Su Facebook c’è un gruppo di 50.000 persone che inneggiano non tanto a Massimo Tartaglia, quanto al suo gesto. Un motivo c’è. Perché questo è stato uno dei gesti politici più eclatanti degli ultimi anni.
Nei commenti on line qualcuno tra gli apologeti dell’aggressore ha addirittura ritirato fuori Apple 1984. mi sembra un paragone forse eccessivo, ma se a qualcuno è venuto in mente, tanto fuori non è
il gesto di Tartaglia è indubbiamente un fatto che “incarna” un conflitto sul territorio simbolico dell’Italia ovvero sulla faccia del presidente.
E’ una storia con tutti i crismi per alimentari un mese buono di informazione e entertainment. C’è la storia e ci sono gli attori:
BERLUSCONI: la faccia dell’italia
Una parte del paese non crede nella cosmesi, una parte invece va pazza per il lifting chirurgico e politico. una questione di centimetri. come Emilio Fede ha fatto notare, un centimetro ancora e avrebbe rischiato di perdere un occhio. La faccia di berlusconi è una mappa su cui si gioca una partita di Risiko.
E’ una mappa valoriale dell’Italia di oggi
- è semplice: la fronte alta, non ha ciuffi inutili che oscurano, non ha peli superflui, le faccia di berlusconi è semplice, anche l’italia a dispetto delle asperità del suo territorio e della sua burocrazia vuole essere semplice. è l’unico paese al mondo dove c’è un ministero della semplificazione.
- è positivita: sorridente, gli italiani anche quando sono nella merda con un sorriso risolvono tutto e vanno avanti, vero o falso, fa parte dell’immaginario.
- è artificiale: l’apparenza è ciò che conta, l’Italia è il paese dell’arte e della rappresentazione artificiale, della “cultura” che supera le leggi della natura, del rinascimento e anche delle ristrutturazioni dei centri storici fatte un po’ a cazzo, degli abusi edilizi, del nuovo che avanza spesso in modo mediocre e posticcio.
- è eterna: la pelle di un bambino, l’Italia sarà sempre così. Finché ci sarà lui. la fenice rinasce dalle sue ceneri. E’ l’Italia che non vuole mollare. mai. neanche a 70 anni, neanche a 90. largo ai vecchi (che sembrano sempre giovani). Nulla, o quasi nulla, li può scalfire.
MASSIMO TARTAGLIA, il quarantenne fallito, il vero vecchio è lui. è un creativo, un artista. non è un “artista televisivo”. è una persona che soffre, che non condivide il successo berlusconiano. come migliaia di internettiani in tutto il paese. di lui si sa poco ma basta. perchè è diventato un “collective name” un po’ come Luther Blisset.
luther blisset
Il vero Massimo Tartaglia è quello su facebook, quello in cui si immedesimano migliaia di persone, non quello che stava in piazza del duomo e durante l’arresto gridava: “Non sono io, io non sono nessuno”. Uno, nessuno, 50.000.
- LA MADUNINA non è un oggetto qualsiasi, avesse lanciato un sasso, ma… il souvenir è un personaggio vivo, l’oggetto freak che fa impazzire facebook, il feticcio che vive di vita propria. Il Cubo di Rubik. La rinascita del bizzarro è uno dei trend della cultura popolare. Ora molti cercheranno il souvenir e ci sarà una impennata delle vendite per Natale di un oggetto che puzzava di muffa fino a ieri. Ecco che ora diventa trasgressivo, persino cool.
Insomma ci sono tutti gli elementi per una storia dagli sviluppi più o meno prevedibili.
Come finirà?
O forse è già finita e seguiranno solo recensioni o riflessioni (peraltro inutili) come la mia? Bruno Vespa ha già pronto un plastico della nuova plastica del presidente?
Yes, this is the question: is there something that reamains after a love painfully ends up in pieces? Olinka and Drazen from Croatia. Collected the pieces. Here is a description of their art project.
“Museum of Broken Relationships A museum dedicated to broken hearts has been founded in Croatia. Authors of the concept Olinka Vištica and Drazen Grubišić decided to set up the museum after consoling friends over their failed romances.
The Museum of Broken Relationships is an art concept which proceeds from the assumption that objects possess integrated fields – ‘holograms’ of memories and emotions – and intends with its layout to create a space of ‘secure memory’ or ‘protected remembrance’ in order to preserve the material and nonmaterial heritage of broken relationships. Unlike the ‘destructive’ self-help instructions for recovery from failed loves, the Museum offers every individual the chance to overcome the emotional collapse through creation – by contributing to the Museum’s collection. The individual gets rid of ‘controversial objects’, triggers of momentarily ‘undesirable’ emotions, by turning them into museum exhibits, and thereby participating in the creation of a preserved collective emotional history.
The museum has everything from romantic and touching letters to different gifts given to lovers like teddy bears and photos, but also such unusual examples as leg prosthesis donated by a war veteran who fell in love with his physiotherapist or a gall stone. Every single object on display is anonymous, and has a description / story related to the relationship that was behind. First contributions to this unusual museum collection came from Zagreb, Split, Ljubljana, Maribor, Sarajevo, Skopje, Pula, Belgrade….cities that had once, not so long ago, been in the same country which painfully fell apart in the 90s. They came from “a broken territory” often witnessing how a “break-up” of a country can influence even the most intimate part of our lives. They tell us about “small” dramas happening in the shadow of “big” historical events.
After the success of this first display this unique museum is touring the world.”
Ehi, di fatto questo è il primo post ufficiale del blog. Ma se c’è qualcosa che ho imparato della comunicazione digitale è che l’ufficialità non esiste, il momento migliore per postare qualcosa per condividerlo, non è quando è pronto o quando è fatto bene, il momento migliore è adesso. Bisogna far veloce.
Perché in rete niente e nessuno dura in eterno. Neanche la rete.