News for January 2010

NEVER SAY NEVE

Tra tutte le cose che sfuggono al controllo dell’uomo
la neve.
la .
neve .
la.
neve.
è .
una .
delle .
più .
inquietanti .
perchè.
Perché colpisce silenziosa candida inesorabile beffarda.
Chi ha il potere di cambiare le cose non ha bisogno di gridare.
Si accontenta di bloccare il nord Italia, di impedire al nordest locomotiva d’Italia di uscire dalla stazione, di far bestemmiare a squarciagola l’omino piccolo piccolo dentro al macchinone grande grande, una formichina in fila là in fondo, all’imbocco della tangenziale di Milano. La neve impedisce i sorpassi. La neve cancella le differenze. Di colore, di calore.  La neve assomiglia alla morte. Gli eschimesi hanno cento tipi di neve, 100 parole per definirla. Gli italiani ne hanno una. perché la neve non è di “questo” mondo. La neve cambia la forma e la sostanza delle cose. Se dio fosse un creativo farebbe nevicare tutti i giorni, poi si stancherebbe e la farebbe sciogliere. tutti i giorni. Se dio fosse un creativo il mondo sarebbe un pantano. Ma dio, se è, è creatore e allora la fa quando gli va. se gli va. come gli va.
Oggi gli va.

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Posted: January 31st, 2010
Categories: Polpettone
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Comments: 4 Comments.

Love is in the thrash. Apri il tuo cuore allo Spam

Immagina che è sabato mattina, immagina che stai dormendo duro, molto duro, immagina che all’improvviso ti svegli, è il campanello,

testa sotto il cuscino,

insistono

ti trascini fino al citofono:

- salve siamo qui a portarle la parola di dio

-Mi scusi la farei entrare ma in questo momento stiamo completando un rito satanista.
-Ma anche i satanisti possono ricevere la parola del signore.
-Ok, vi apro, terzo piano.

-Scusate se la casa è un po’ in disordine ma stanotte abbiamo fatto una gara di gintonic rutti e bestemmie.

Ti infili la t-shirt dei Sepultura e prepari un paio di drink a queste simpatiche ragazze.

Si siedono tutte impettite sul bordo del divano ingombro di bottiglie di gin vuote e cominciano a tempestarti di domende, lo sai che dio è come l’aria non la vedi ma è vita?  ti sei sempre detto voglio avere più fede in dio? Ti sei mai chiesto perchè avvengono i disastri naturali? L’acqua sta finendo?

era dal 1943 che non ti chiedevi quanto manca alla liberazione. è una domanda importante!

E’ così che scopri che ti piace, che tu non hai bisogno di risposte. Tu hai bisogno di domande.

Non hai bisogno di soluzioni. Tu cerchi problemi. ingombri. impedimenti. E’ quello che hai fatto segretamente per tutta la vita. Non può andare tutto liscio fino alla morte.

Scopri che è ora di aprire ai testimoni di geova. E’ ora di aprire il nostro cuore ad un mondo che abbiamo sempre disprezzato. It’s time for Spam.

Quello che ti sembra un mondo di inutili disturbi, di spazzatura comunicativa, potrebbe nascondere un’occasione da cogliere. Tutti e tutto meritano la nostra attenzione. L’ultimo venditore di Viagra a domicilio potrebbe cambiare la tua vita. Pensaci la prossima volta che sbatti giù il telefono alla tizia delle coperte in lana merinos, o appendi il citofono al tipo che ti vuole consegnare i nuovi sacchetti per il bidone aspiratutto, al vu cumprà con il suo pacco di calzini fuxia, non-serve-accendino-perchè-non-fuma?non-dire-che-non-usa-calzini-perchè-impossibile-compra-calzini-dai!solo-rimasto-colorebello-dai! Pensaci la prossima volta che trovi nella tua mailbox una lettera di Elena…

Pensaci prima di rifiutare una proposta che potrebbe cambiarti la vita. Sei mai andato in furgone a 185 km da mosca a consegnare una vecchia stufa a legna?

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Posted: January 29th, 2010
Categories: Nautilus, Polpettone
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cominciamo bene

I film di Jason Reitman mi indispongono profondamente. i titoli di testa da soli valgono il prezzo del biglietto e quando finiscono non so bene cosa fare. a quel punto resto lì e mi vedo il film. tanto è gratis.

Thank you for smoking

Juno

Up in the air

Jason Reitman: I have always enjoyed opening title sequences, all three of my films have prominent ones. I like there to be a separation between the commercials and the movie. The opening title sequence, in general, has gone by the wayside, because many directors like the movie to end with ‘directed by me,’ an ego kind of thing. Anyhow, I have a team called Shadowplay who were short film makers at the same time I was. They did the Smoking and Juno titles, and came up with this idea of vintage moving postcards, the most complicated element of which was getting this aerial footage that seems like film. I figured you put a camera in a plane, you put it up in the air, you point down, you get aerial footage, right? I really thought it would be that simple. It was so complicated. Every time you see aerial footage in a movie it’s from a helicopter at 12,000 ft. To get it from 25,000 ft, first we went up with a jet and we had a camera that was going through this bubble system, except the optics weren’t good enough and atmosphere was giving us trouble. Then we went up with a propeller plane and the pilot had to wear an oxygen mask to get up that high; we took a camera out on a wing, we went digital instead of film, and then the camera would not go straight down, so they’d have to put the plane into a dive to get the camera to go down. I mean it was just like unreal how hard it was to get this footage. But I’m really happy with the results and of course it made for fun opening titles.

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Fare r@m@d@n, avere un blog improvviso, vedere un flash(mob), beccarsi un viral, suicidarsi 2.0, passare a miglior vita, quella vera.

L’ultimo post qui pubblicato è del 22 dicembre. Un mese di digiuno. Di ramadan Digitale. Mi sono anche chiesto “perché”. Mi sono anche risposto “perché no”.

la rete ha i suoi tempi, sempre più brevi. Io ho i miei, sempre più.

Bill Wasik, nel suo ottimo And Then There is This, racconta come tutto si sia fatto più breve, nella digital life, dai flash mob, alle buzzband, fenomeni rock che durano mesi, settimane, giorni viviamo in un mondo di segaioli ed eiaculazioni precoci, i blog tracimano di post taglia incolla da altri siti e tutto si assomiglia, non importa quel che dici basta che fai presto, che sembra che fai. Bill invece ci impiega 208 pagine per dirla tutta e arriva questa ovvia conclusione:

“We cannot unplug the machine, nor would we want to; but we must rewire it to serve us, rather than the other way around. And for that, we must learn how to partially unplug ourselves”

si, ma come sganciarsi dalla macchina infernale?

Per es. un mese senza internet. Stephen Elliott racconta come è andata. molto bene a quanto pare.

Anche loro non se la passano male.

web 2.0 suicide machine promotion from moddr_ on Vimeo.

Hanno lasciato questa valle di lacrime 2.0, grazie alla Suicide Machine, il tutor online per il suicidio assistito, via da facebook, via da twitter, da linkedin e tutto il resto in meno di un’ora.  In 1500 sono passati a miglior vita, o semplicemente a una vita migliore.

Ma la morte digitale è un argomento vitale, che ci sta molto a cuore, ne parleremo ancora. Con calma. Molta calma.

P.S.: dimenticavo, i Social Network Suiciders hanno anche aperto un gruppo. Su Facebook

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Posted: January 23rd, 2010
Categories: Polpettone
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