Disclaimer: Quello che è successo è grave, girare per strada senza essere menati è un diritto di qualsiasi cittadino. ne più ne meno. detto questo, non è di sicurezza o di violenza politica (o apolitica) che mi interessa scrivere stasera.

Quello che è successo ieri mi interessa per altri motivi. Mi interessa la faccia di Silvio Berlusconi. Il volto di Berlusconi è lo spazio stesso di un discorso, un po’ come lo erano le torri gemelle per gli States, colpirle è stato mettere il dito nell’occhio, a prescindere dai morti, dalla distruzione, ma il simbolismo ha di nuovo surclassato la materialità della tragedia. 3000 morti nel centro di Chicago erano un’altra cosa. Così sarebbe stato se il volto sanguinante fosse stato quello morbido e decadente di Prodi.
Il volto di Berlusconi, è tutta un’altra cosa, così ricco di tratti semantici è denso di significati culturali: la sua faccia non è solo un organo, di naturale ormai c’è poco, bensì è una affermazione politica, è il volto dell’Italia, o di come si vorrebbe che fosse. Un territorio in naturale decadimento, sventrato e ricostruito ad arte dall’intervento dell’uomo. Colpirlo e danneggiarlo come è stato fatto è equiparabile a un atto di terrorismo , è un gesto di grande violenza anche comunicativa. Non so quanto l’attentatore ne fosse cosciente, forse voleva solo provocare del dolore fisico o scaricare una sua frustrazione personale o diventare famoso e finire in televisione, questo non lo sappiamo ancora e in fondo non mi interessa per niente. Sono gli effetti che contano, non le intenzioni. Allo stesso tempo non mi interessa ragionare sulle misure di sicurezza, sul problema del disagio sociale, sul clima politico di odio, sulla gestione delle sicurezza in occasione di eventi pubblici e nemmeno sul fatto che sia bene legittimare una identificazione in scala 1:1 tra Berlusconi e l’Italia intera. E’ però indubbio che questa identificazione a tutt’oggi esiste e funziona per la maggioranza degli italiani. “chi è contro di me è contro l’Italia” “fermando me si ferma l’Italia”, “danneggiando me si vuole danneggiare l’immagine dell’Italia nel mondo” etc… La faccia di berlusconi è un oggetto sociale. non è un caso che il PDL si identifichi di fatto con Berlusconi e con la sua faccia. che sia bastato salire sul famoso predellino e metterci la faccia, metterla fuori da uno studio televisivo, per la strada, per cambiare il corso di una storia politica che sembrava ormai finita.
Su Facebook c’è un gruppo di 50.000 persone che inneggiano non tanto a Massimo Tartaglia, quanto al suo gesto. Un motivo c’è. Perché questo è stato uno dei gesti politici più eclatanti degli ultimi anni.
Nei commenti on line qualcuno tra gli apologeti dell’aggressore ha addirittura ritirato fuori Apple 1984. mi sembra un paragone forse eccessivo, ma se a qualcuno è venuto in mente, tanto fuori non è
il gesto di Tartaglia è indubbiamente un fatto che “incarna” un conflitto sul territorio simbolico dell’Italia ovvero sulla faccia del presidente.
E’ una storia con tutti i crismi per alimentari un mese buono di informazione e entertainment. C’è la storia e ci sono gli attori:

BERLUSCONI: la faccia dell’italia
Una parte del paese non crede nella cosmesi, una parte invece va pazza per il lifting chirurgico e politico. una questione di centimetri. come Emilio Fede ha fatto notare, un centimetro ancora e avrebbe rischiato di perdere un occhio. La faccia di berlusconi è una mappa su cui si gioca una partita di Risiko.
E’ una mappa valoriale dell’Italia di oggi
- è semplice: la fronte alta, non ha ciuffi inutili che oscurano, non ha peli superflui, le faccia di berlusconi è semplice, anche l’italia a dispetto delle asperità del suo territorio e della sua burocrazia vuole essere semplice. è l’unico paese al mondo dove c’è un ministero della semplificazione.
- è positivita: sorridente, gli italiani anche quando sono nella merda con un sorriso risolvono tutto e vanno avanti, vero o falso, fa parte dell’immaginario.
- è artificiale: l’apparenza è ciò che conta, l’Italia è il paese dell’arte e della rappresentazione artificiale, della “cultura” che supera le leggi della natura, del rinascimento e anche delle ristrutturazioni dei centri storici fatte un po’ a cazzo, degli abusi edilizi, del nuovo che avanza spesso in modo mediocre e posticcio.
- è eterna: la pelle di un bambino, l’Italia sarà sempre così. Finché ci sarà lui. la fenice rinasce dalle sue ceneri. E’ l’Italia che non vuole mollare. mai. neanche a 70 anni, neanche a 90. largo ai vecchi (che sembrano sempre giovani). Nulla, o quasi nulla, li può scalfire.

MASSIMO TARTAGLIA, il quarantenne fallito, il vero vecchio è lui. è un creativo, un artista. non è un “artista televisivo”. è una persona che soffre, che non condivide il successo berlusconiano. come migliaia di internettiani in tutto il paese. di lui si sa poco ma basta. perchè è diventato un “collective name” un po’ come Luther Blisset.
luther blisset
Il vero Massimo Tartaglia è quello su facebook, quello in cui si immedesimano migliaia di persone, non quello che stava in piazza del duomo e durante l’arresto gridava: “Non sono io, io non sono nessuno”. Uno, nessuno, 50.000.

- LA MADUNINA non è un oggetto qualsiasi, avesse lanciato un sasso, ma… il souvenir è un personaggio vivo, l’oggetto freak che fa impazzire facebook, il feticcio che vive di vita propria. Il Cubo di Rubik. La rinascita del bizzarro è uno dei trend della cultura popolare. Ora molti cercheranno il souvenir e ci sarà una impennata delle vendite per Natale di un oggetto che puzzava di muffa fino a ieri. Ecco che ora diventa trasgressivo, persino cool.
Insomma ci sono tutti gli elementi per una storia dagli sviluppi più o meno prevedibili.
Come finirà?
O forse è già finita e seguiranno solo recensioni o riflessioni (peraltro inutili) come la mia? Bruno Vespa ha già pronto un plastico della nuova plastica del presidente?
Si accettano sceneggiature.
Categories: Italian Job, Polpettone
Tags: aggressione, appple, berlusconi, duomo, milano, tartaglia
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