Ahmed VS Withings per il titolo dei Pesi Duri. un duello nel segno della Bilancia, un segno dei tempi che corrono, e dove corrono? e se corrono perché non perdono peso?
Il confronto è uno di quelli in grado di segnare un’epoca, questa. in mezzo trai due contendenti c’è il digital divide di cui si parla tanto.
Da una parte c’è AHMED , Siria, il bambino con la bilancia che in cambio di uno spicciolo ti pesa in giro per le strade di Damasco, una delle scoperte più strambe che ho fatto durante il mio ultimo peregrinaggio in Medioriente, una professione vera è propria quella del ragazzo pesapersone che sembrerebbe insostituibile.
Dall’altra parte ecco WITHINGS, USA, la bilancia collegata ad internet, da oggi tutti potranno sapere il tuo peso in tempo reale, su tutti i social network. d’altronde chi non è interessato a sapere se hai appena preso un kilo andando a pranzo dalla zia? Un esempio? Ecco come se la passa Markus, sotto natale ha preso 5 chili. Chi é markus? E che cazzo ne so? Però lui ci tiene tanto a condividere i cazzi propri.
Chi vincerà? e se Ahmed si procurasse una withings e per qualche sterlina in più fornisse anche il servizio di pubblicazione su twitter?
L’ultimo post qui pubblicato è del 22 dicembre. Un mese di digiuno. Di ramadan Digitale. Mi sono anche chiesto “perché”. Mi sono anche risposto “perché no”.
la rete ha i suoi tempi, sempre più brevi. Io ho i miei, sempre più.
Bill Wasik, nel suo ottimo And Then There is This, racconta come tutto si sia fatto più breve, nella digital life, dai flash mob, alle buzzband, fenomeni rock che durano mesi, settimane, giorni viviamo in un mondo di segaioli ed eiaculazioni precoci, i blog tracimano di post taglia incolla da altri siti e tutto si assomiglia, non importa quel che dici basta che fai presto, che sembra che fai. Bill invece ci impiega 208 pagine per dirla tutta e arriva questa ovvia conclusione:
“We cannot unplug the machine, nor would we want to; but we must rewire it to serve us, rather than the other way around. And for that, we must learn how to partially unplug ourselves”
si, ma come sganciarsi dalla macchina infernale?
Per es. un mese senza internet. Stephen Elliott racconta come è andata. molto bene a quanto pare.
Hanno lasciato questa valle di lacrime 2.0, grazie alla Suicide Machine, il tutor online per il suicidio assistito, via da facebook, via da twitter, da linkedin e tutto il resto in meno di un’ora. In 1500 sono passati a miglior vita, o semplicemente a una vita migliore.
Ma la morte digitale è un argomento vitale, che ci sta molto a cuore, ne parleremo ancora. Con calma. Molta calma.
P.S.: dimenticavo, i Social Network Suiciders hanno anche aperto un gruppo. Su Facebook